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Mostra fotografie per l'uscita del film di Kim Ki-duk
tutti i giorni durante gli orari di apertura della sala
sala mostre Cinema Conca Verde
dal 22 marzo durante gl orari degli spettacoli
 
3DPRK RITRATTI NORDCOREANI
LA MOSTRA-EVENTO DEL FOTOGRAFO MATJAZ TANCIC.
immagini in 3D per raccontare l’invisibile
la vita quotidiana, oggi, in Corea del Nord
Cinema Conca Verde ospita il progetto collaborativo tra il fotografo sloveno Matjaz Tancic e la galleria d’arte Koryo Studio, promosso dalla Tucker Film. Uno spiraglio sull’impenetrabile Corea del Nord che anticipa l’uscita in sala ad aprile de IL PRIGIONIERO COREANO di Kim Ki-duk. Immagini in 3D scattate nel 2014 dentro e fuori Pyongyang (da città come Pyongsong o Kaesong fino a piccoli villaggi come Mangyongdae) per raccontare l’invisibile: la vita quotidiana in Corea del Nord, al di là di tutti i clamori giornalistici e di tutti i cliché. 
«I media – spiega Matjaz Tancic – concentrano tutta l’attenzione sulla dittatura di Kim Jong-un e la nostra percezione della Corea del Nord si spezza a metà: demonizzazioni del potere da un lato, idealizzazioni del popolo dall’altro. Entrambi i punti di vista oscurano l’identità nordcoreana: ecco perché ho voluto fotografare la gente comune. Persone di età, condizioni sociali e mestieri differenti, in cui ognuno, ovunque, si può riconoscere». È la prima volta che il popolo nordcoreano viene ritratto utilizzando la tecnica stereoscopica in 3D.
 
 
IL PRIGIONIERO COREANO di Kim Ki-Duk con Ryoo Seung-Bum, Lee Won-Geun, Corea del sud, 2016, 114’.
prossimamente presso Cinema Conca Verde
Un potente thriller dell’anima che racconta, senza filtri, il presente: quello della Corea del Nord e del Sud. Nam Chul-woo è un povero pescatore nordcoreano che nella sua barca ha l'unica proprietà e l'unico mezzo per dare da mangiare a sua moglie e alla loro bambina. Un giorno gli si blocca il motore mentre sta occupandosi delle reti in prossimità del confine tra le due Coree e la corrente del fiume lo trascina verso la Corea del Sud. Qui viene preso sotto controllo delle forze di sicurezza e trattato come una spia. C'è però chi non rinuncia all'idea di poterlo convertire al capitalismo lasciandogli l'opportunità di girare, controllato a distanza, per le strade di Seoul.
Kim Ki-Duk torna al suo cinema delle origini, quello che lo fece conoscere ai pubblici di tutto il mondo per l'attenzione che prestava agli emarginati dalla società e per la durezza di alcune situazioni portate sullo schermo. Lo fa con il suo film forse più esplicitamente politico, destinato a non piacere né al di qua né al di là del 38° parallelo.